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Passeggiata lungo le mura storiche di Lazise

Lazise è una delle tante belle città murate d’Italia, ancora quasi completamente circondata da mura turrite e merlate. Il centro storico è tutto racchiuso entro le mura, che insieme alle strette viuzze, al porto e agli edifici storici gli conferiscono un’atmosfera ancora medievale.


Arrivando da est alla rotonda, siamo in vista delle possenti mura e della porta d’entrata al paese dedicata a San Zeno, uno dei santi patroni di Lazise, la cui immagine troviamo in un mosaico a sinistra della porta. Nel X° e XI° secolo quando queste mura furono erette, la porta era sormontata da una torre di guardia ed era munita di un ponte levatoio.  Si può vedere la posizione del fossato difensivo sulla sinistra, sotto le mura.

A sinistra della Porta San Zeno si vede una torre chiamata “Torre delle Ore” o “dell’orologio”, munita nel XVII° secolo di orologio e campane, spostate duecento anni dopo nel nuovo campanile della chiesa parrocchiale. Originalmente, la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino si trovava sulla collina, nell’attuale cimitero.  In quel luogo è rimasto soltanto il vecchio campanile, in passato usato come prigione.
Camminando dalla Torre delle Ore in direzione sud, sotto le mura, vediamo chiaramente la posizione del fossato difensivo, ora interrato per gran parte della sua lunghezza. I sistemi difensivi venivano usati contro i briganti che rendevano insicure le foreste intorno al paese: fino al XVII° secolo Lazise non era circondata da campi e oliveti, i quali si trovavano tutti entro le mura per maggiore protezione, ma di una vera e propria foresta chiamata Selva Lucana, che includeva le colline moreniche ad est e a sud e la zona ora chiamata Lugana, arrivando fino a Venezia.

Girando verso ovest notiamo la torre di guardia sull’angolo delle mura. Qui il fossato diventa via via meno profondo per finire in un prato che viene usato come Arena estiva per concerti e rappresentazioni. Questa parte delle mura forma uno scenario suggestivo assieme al castello, edificato probabilmente nel XI° secolo sui resti di una villa romana. Proseguendo verso ovest lasciamo l’arena estiva e ci troviamo nella Via Rosenheim, originalmente l’entrata sud del paese ed ora dedicata alla città tedesca gemellata con Lazise.
Osservando mura e castello si nota che i merli delle mura hanno una copertura a tettuccio, di epoca anteriore alla merlatura del castello che è fatta a coda di rondine, simbolo degli Scaligeri che fortificarono il castello nel XIV° secolo.

Ci troviamo ora direttamente di fronte allo spettacolare castello. La villa preesistente era probabilmente di origine romana: durante un restauro del XIX° secolo furono rinvenute resti di mura molto massicce direttamente a sud del castello, probabilmente datanti dal periodo in cui fu costruito, a protezione contro i barbari, il porto militare romano i cui resti sono ancora visibili nel giardino del castello.  Parte di una stele romana trovata in zona viene conservata nell’entrata del Municipio.
Grazie alle concessioni fatte nel 983 dall’imperatore bavarese Ottone II di Sassonia, che morì quello stesso anno a soli 28 anni, la villa fu munita di cinque torri di guardia ed un mastio centrale, e le mura fortificate a protezione contro le incursioni degli Ungheri che annualmente mettevano a saccheggio la zona. È noto che nel XI° secolo il castello fu abitato da una famiglia bavarese il cui capo era astemio e beveva solo acqua, per cui fu chiamato “Bevilacqua” ed i suoi discendenti nel Veronese ancora portano il cognome Bevilacqua Lazise.

Il castello, il cui mastio è stato restaurato all’inizio del XX° secolo, appartiene ora alla famiglia Bernini che risiede nella villa adiacente.  Il castello purtroppo può essere visitato soltanto in particolari occasioni.  Stanziamenti governativi dovrebbero permettere nel prossimo futuro il restauro di molti castelli e fortificazioni tra cui anche quello di Lazise.

Giriamo a destra nella Via Rosenheim e passiamo attraverso l’entrata sud chiamata la Porta Del Lion. All’interno possiamo ammirare un bassorilievo del leone di San Marco, simbolo dei dogi veneziani che ricevettero le “chiavi” di Lazise nell’anno 1405, anno in cui la zona diventò parte della Repubblica Serenissima. I Veneziani regnarono senza significative interruzioni per oltre cent’anni.
Sulla destra, un vicolo segue l’interno delle mura di cui alcuni tratti sono stati utilizzati per creare dei magazzini. Al lato opposto del vicolo si notano robuste mura che racchiudevano gli orti delle ville prospicienti la piazza del mercato.
Appena entrati dalla Porta Del Lion si notano simili mura che delimitano un giardino, originariamente l’orto del Castello. Prendiamo il primo vicolo a sinistra, seguendo il muro dell’orto fino all’entrata del castello e della villa Bernini. Il possente mastio del castello rimane sempre in vista: scorgiamo sulla sua parete nord una evidente lesione provocata da un colpo di “bombarda” nel XV° secolo durante le guerre tra Milano e Venezia.
Giriamo a destra e ci troviamo in pieno centro, in vista del porto e della “piera del pesce” dove i pescatori nel medioevo vendevano la loro merce. 

Sulla sinistra del porto notiamo la chiesetta edificata nel XII° secolo e dedicata a San Nicolò da Bari, protettore dei marinai, e l’edificio chiamato “Dogana”. Sulla destra intravediamo la piazza principale.
Il porto era protetto dall’edificio della Dogana con le sue mura merlate verso il lago, originariamente un’arsenale in cui le galere veneziane furono custodite e riparate, da un ulteriore tratto di mura chiamate “cortina” e da una torre di guardia chiamata “torre del cadenon”. La catena normalmente posava sul fondo del porto ma veniva alzata in momenti di pericolo per impedire l’entrata nel porto a briganti e nemici.  Furono gli Scaligeri ad edificare nel XIV° secolo queste fortificazioni, distrutte negli anni venti del secolo scorso per far posto al monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.


Lungo la banchina nord del porto esistevano dei “verzieri” o magazzini edificati nel XIV° secolo, con dei portici che confinavano con l’acqua del porto ed un passaggio interno, come possiamo ancora vedere in Piazza. Praticamente tutto il trasporto di merci avveniva per lago, un metodo più sicuro e veloce che per terra - i sentieri erano pochi ed in pessime condizioni - ed i mercanti potevano sollevare e depositare la loro merce con gli argani fissati sulla parte alta dei verzieri. I portici furono eliminati nel 1939 e le case lungo il porto furono ricostruite in quel periodo.
A nord del porto esisteva un’ulteriore sistema difensivo. Le importanti ville fronte lago erano munite di bastioni, lambiti dall’acqua del lago, a protezione dei loro orti sopraelevati. Fino al XX° secolo infatti, Lazise non aveva un lungolago: le case finivano direttamente nell’acqua. La prima “passeggiata” fu costruita negli anni venti, e per permettere alle donne di fare il bucato nel lago furono create delle scalette doppie di marmo, con una piattaforma lambita dall’acqua su cui contemporaneamente due donne potevano poggiare le loro “barelle” di legno su cui inginocchiarsi ed i loro secchi di rame con il bucato. Il lungolago fu ampliato ulteriormente negli anni ottanta-novanta sono state riposte le scalette, che però hanno ormai soltanto una funzione estetica.
Tra i bastioni delle ville, l’acqua del lago entrava tra le case nelle vie più antiche: Via Albarello e Via Arco (nomi di antichi casati), Calle I° e II°, formando degli scivoli. Gli abitanti si proteggevano contro le incursioni alzando delle palizzate chiamate “bastie” da una parte della via all’altra in corrispondenza dei bastioni.  I supporti fissi delle bastie, che hanno dato il nome “bastia” a questa parte di Lazise, furono rimossi soltanto nel diciottesimo secolo.



Seguendo il lungolago, dopo i bastioni delle ville si arriva ad un quartiere di più recente edificazione che fino alla fine del XIX° secolo consisteva di soli orti e frutteti con un breve canale che finiva in un vicolo originariamente chiamato Via Ospedale.  Il vicolo conteneva un edificio molto interessante che ancora esiste: l’antico “ospedale”, luogo dove i “forestieri” durante i loro viaggi potevano riposare e rifocillarsi.  Fungeva infatti anche da cantina e mescita.
Proseguendo arriviamo alle mura nord, delle quali possiamo ammirare la torretta di guardia (abitata) con il suo bastione e la sua limonaia. Arrivati al porticciolo e al Campeggio Municipale giriamo a destra e dopo Hotel Sirena ancora a destra e vediamo la porta nord chiamata Porta Cansignorio della Scala.
Durante la costruzione delle mura, la Porta Cansignorio non esisteva.  Fu aperta soltanto dagli Scaligeri nel XIV° secolo per cui fu chiamata “Porta Nuova”, e fu chiusa nell’anno 1701 per proteggere la popolazione contro le incursioni degli Spagnoli. Soltanto nel 1955, pochi anni dopo l’apertura del Camping Municipale, fu definitivamente aperta insieme alla Via Cansignorio, anche per agevolare l’accesso alla nuova scuola costruita in quegli anni nel Viale Roma.
Il terreno su cui sorge il Campeggio Municipale era adibito a campo sportivo sin dagli anni venti, e mantenne questa duplice destinazione ancora fino agli anni settanta.
L’affluenza di campeggiatori era infatti limitata al solo periodo estivo: non esistevano ancora autostrade e ci volevano ben tre giorni di viaggio dal Nord-Europa.    
All’interno della Porta Cansignorio notiamo un bel mosaico di San Martino, secondo santo patrono di Lazise, con il castello di Lazise sullo sfondo, ed un bassorilievo: la Madonna che protegge il paese.  Sui blocchi di pietra che sorreggono la porta notiamo due interessanti iscrizioni probabilmente del XIV° secolo.  Sollevando lo sguardo scorgiamo i resti delle lastre di pietra che formavano il “camminamento”, una passerella sulla quale i soldati potevano percorrere l’intera lunghezza delle mura al loro interno.  All’esterno della porta si notano i danni causati nel XV° secolo durante la guerra tra Milano e Venezia da una “bombarda”.

Continuando la nostra esplorazione delle mura percorriamo il parcheggio Le Mura osservando le torrette di guardia di cui l’ultima, sulla strada principale, è ormai solo un rudere. Il tratto tra parcheggio e Porta San Zeno è stato in gran parte distrutto, tra l’altro da un violentissimo temporale che abbattè ben 44 m di mura dietro la chiesa nell’anno 1635. Terminata la passeggiata avremo fatto un percorso importante per conoscere la storia della cittadina di Lazise.