La prima notizia di una chiesa dedicata a San Zenone la troviamo in un documento del 15 maggio 1295. La vecchia chiesa, che occupava in parte l’area dell’odierna, aveva una struttura possente, era grande ma scarsamente illuminata.
Oltre il maggiore aveva altri quattro altari laterali e il pavimento conteneva qua e là lapidi funerarie. Anche se era una chiesa antica non aveva opere d’arte. Il campanile sorgeva a fianco dell’abside e vi si accedeva con una scala di legno dalla parte del coro. Esso terminava in un pinnacolo costruito in cotto che il 29 maggio del 1634 fu squarciato da un fulmine che rovinò anche il tetto della chiesa. La facciata aveva un bel rosone in marmo finemente lavorato e più sotto si apriva una nicchia nella quale si trovava la statua della Madonna della Neve. La porta era protetta da un pronao sostenuto da colonne di marmo rosso. Durante i periodi di guerra la chiesa, trovandosi all’interno delle mura, era utilizzata in sostituzione all’antica Pieve di San Martino e in seguito all’abbandono di quest’ultima, avvenuta nel 1528 circa, i lacisiensi la scelsero come nuova chiesa parrocchiale dandole però la doppia intitolazione ai Santi Zenone e Martino. Con l’aumento della ricchezza e del numero di abitanti, i lacisiensi vollero costruire una chiesa più grande e moderna; l’arciprete diede incarico all’architetto Luigi Trezza di preparare i progetti, ma gli sconvolgimenti provocati dalla rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche misero fine ai lavori appena cominciati. Fu solo nel 1821 che si rimise mano all’opera con l’abbattimento di un tratto delle mura scaligere e con la demolizione della vecchia torre campanaria. In pochi anni furono costruiti il nuovo campanile, l’abside e il maestoso presbiterio. La chiesa fu ultimata nel 1840 grazie a Don Antonio Broglia e all’architetto Francesco Ronzani che introdusse qualche modifica al progetto originale: a ricordo fu fatta dipingere l’iscrizione nella facciata sopra l’ingresso della porta maggiore. Della vecchia chiesa vennero conservate alcune reliquie, un altare, il fonte battesimale e un piccolo tabernacolo in stile gotico che ora si trova murato in un locale al pian terreno della canonica. Da una parte e dall’altra della porticina del suddetto tabernacolo sono scolpiti in bassorilievo San Zenone e San Giovanni Battista, questi furono riprodotti in grandi proporzioni e collocati nelle nicchie ai lati dell’arco trionfale che divide la navata dal presbiterio. La chiesa non ha opere d’arte di grande valore, all’interno si trovano: nel coro la pala di San Martino nel coro, dipinta da Dusi nel 1828; La Via Crucis, dipinta nel 1831 da Testoni; la pala del Sacro Cuore, dipinto da Miolato nel 1950; il Cristo nel catino absidale è stato fatto da Verzin nel 1953. Le tre statue che si trovano sul frontone della facciata sono di Antonio Spazzi e raffigurano i Santi Martino, Fermo e Rustico.